A EUROPEAN LANGUAGES PROJECT

Gli studi e le ricerche alla base di THE LANGUAGE MAGICIAN

2. Novembre 2017

Suzanne Graham

Diversi principi emersi da una ricerca recentemente condotta dall’Università di Reading, ‘Primary Modern Languages: the impact of teaching approaches’ (L’impatto degli approcci didattici nell’insegnamento delle lingue straniere nelle scuole primarie), trovano riscontro nel progetto THE LANGUAGE MAGICIAN. Lo studio appena citato, finanziato dalla Nuffield Foundation, esplora l’apprendimento della lingua francese nel sistema scolastico inglese, in particolare negli anni di passaggio dalla scuola primaria (Year 5, 9-10 anni) alla scuola secondaria (Year 7, 11-12 anni). I punti cruciali su cui si sofferma la ricerca sono due: innanzitutto sono state esaminate le differenze fra un approccio basato sull’oralità e uno incentrato sulla scrittura, chiedendosi quale dei due porti a risultati migliori in termini di apprendimento linguistico; in secondo luogo, viene analizzata l’evoluzione della motivazione negli alunni e l’impatto che questo ed altri fattori tipici dell’insegnamento hanno sull’apprendimento linguistico. La ricerca ha seguito circa 250 ragazzi che studiano francese, a partire dal penultimo anno di scuola primaria fino al primo anno di scuola secondaria. La conferenza di chiusura del progetto ha presentato lo studio e i suoi risultati, ed ha visto fra i suoi partecipanti anche Karl Pfeiffer, direttore del Goethe-Institut di Londra, il quale ha così deciso di coinvolgere l’Università di Reading nel progetto THE LANGUAGE MAGICIAN.

I risultati della ricerca sono strettamente pertinenti a THE LANGUAGE MAGICIAN e ne hanno infatti influenzato diversi aspetti durante lo sviluppo del gioco, in particolare la relazione fra la motivazione degli alunni verso l’apprendimento linguistico e i traguardi da loro raggiunti in questo ambito. Nell’articolo del 2015  Individual differences in early language learning: A study of English learners of French (“Differenze individuali nell’apprendimento linguistico nell’infanzia: uno studio sugli apprendenti inglesi di francese”) è stata esaminata l’interazione delle variabili degli alunni (genere, motivazione, autoefficacia e alfabetizzazione nella lingua madre) e la loro relazione con i risultati nell’apprendimento della lingua straniera. È stata riscontrata un’importante variazione nel rapporto fra l’attitudine degli studenti e i loro risultati e una complessa ma importante relazione fra l’alfabetizzazione nella lingua madre, l’autoefficacia, la differenza di genere e i traguardi ottenuti. Ad esempio, nonostante l’atteggiamento delle ragazze verso l’apprendimento linguistico sia più positivo rispetto a quello dei ragazzi e che queste ottengano risultati migliori nelle lingue straniere, tali differenze di genere scompaiono quando si mettono in relazione con il livello di alfabetizzazione nella lingua madre. Da ciò si può dedurre che problemi come la scarsa motivazione nei ragazzi e risultati meno brillanti rispetto a quelli delle ragazze (entrambe problematiche ormai ampiamente documentate) potrebbero essere mitigati con l’adozione di approcci didattici che prendano in considerazione anche i problemi riscontrati nella conoscenza della lingua madre.

Nell’articolo del 2016 Motivational trajectories for early language learning across the primary-secondary transition. (“Traiettorie motivazionali dell’apprendimento linguistico nell’infanzia, fra scuola primaria e secondaria”) è stata invece presa in esame l’evoluzione della motivazione nel tempo, in particolare durante il passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria. I risultati fondamentali della ricerca hanno mostrato come la motivazione degli alunni cresca al passaggio verso la scuola secondaria, e in particolare le lingue straniere vengono viste come un importante strumento per viaggiare. Gli approcci didattici adottati dai docenti, sia che fossero basati sull’oralità o sulla scrittura, hanno avuto un impatto minimo sulla motivazione, se confrontato invece con il ruolo rivestito dalle esperienze fatte in classe. Ciò che ha veramente costituito un importante fattore a favore della motivazione sono stati il senso di miglioramento percepito dagli alunni e la sensazione che ciò che è stato insegnato in classe andasse incontro ai loro bisogni di apprendimento. I livelli di motivazione cominciano invece a diminuire verso la fine del primo anno di scuola secondaria, fatto probabilmente attribuibile al crescente divario fra il valore che gli studenti hanno dato all’apprendimento del francese per viaggiare e gli scarsi livelli di autoefficacia nella comunicazione con parlanti nativi francofoni. Gli alunni hanno inoltre espresso avversione nei confronti dei test affrontati nella scuola secondaria, insieme ad un crescente bisogno di più attività comunicative e ludiche. Arrivati alla fine del primo anno di scuola secondaria, gli studenti hanno anche iniziato a mostrare un calo nell’ottimismo verso la possibilità di miglioramenti futuri. Tali conclusioni sono fortemente legate all’approccio sottostante al progetto THE LANGUAGE MAGICIAN, il quale, attraverso il relativo gioco, mira a dare un chiaro senso di progresso allo studente all’interno di un contesto comunicativo e basato sul gioco. Per la fase di pilotaggio di THE LANGUAGE MAGICIAN è stata utilizzata una versione adattata del questionario creato per la ricerca del progetto Nuffield, in modo tale da esaminare come gli alunni dei paesi coinvolti nello studio percepiscano l’apprendimento linguistico e come vivano il gioco stesso, ottenendo ad ora risultati decisamente positivi.

Infine, nell’articolo del 2017 Early language learning: the impact of teaching and teacher factors. (“L’impatto della didattica e dell’insegnante sull’apprendimento linguistico nell’infanzia”) è stato esaminato come i risultati ottenuti dagli apprendenti di francese fossero influenzati da fattori come le ore di insegnamento e la competenza dei docenti in lingua francese e in didattica delle lingue straniere. Per quanto riguarda la motivazione, la scelta da parte del docente di un approccio basato sull’oralità o sullo scritto ha mostrato di avere un impatto ben minore sui miglioramenti nel lessico e nella grammatica rispetto al grado di competenza in lingua francese del docente e al numero di ore dedicate alla lingua straniera nella scuola primaria; gli effetti di questi fattori si protraggono anche nella scuola secondaria. L’analisi dei risultati ottenuti dal pilotaggio di THE LANGUAGE MAGICIAN ha confermato che la quantità di tempo riservato alla didattica delle lingue straniere, la quale cambia sensibilmente fra i vari paesi coinvolti nel progetto, influenza la buona riuscita nel gioco. È importante ricordare, quindi, che le giuste condizioni in classe (sufficiente numero di ore di lezione; aggiornamento dei docenti in didattica e nella lingua straniera insegnata) sono un fattore fondamentale per l’apprendimento linguistico durante l’infanzia, al fine di ottenere risultati positivi. Studiare una lingua straniera da bambini non sempre basta a garantire un buon apprendimento.

 

RIFERIMENTI

Courtney, L., Graham, S., Tonkyn, A., & Marinis, T. (2015). Individual differences in early language learning: A study of English learners of French.  Applied Linguistics. https://doi.org/10.1093/applin/amv071

Graham, S., Courtney, L., Tonkyn, A., & Marinis, T. (2016). Motivational trajectories for early language learning across the primary-secondary school transition. British Educational Research Journal, 42/4, 682–702.  doi: 10.1002/berj.3230

Graham, S.Courtney, L.Marinis, T., & Tonkyn, A. (2017). Early language learning: The impact of teaching and teacher factors. Language Learning. doi: 10.1111/lang.12251

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